Something You Said Last Night

Something You Said Last Night

La giovane Ren va in vacanza con i suoi genitori italo-canadesi e con la sua sorella minore Siena. La sua famiglia non sa che di recente ha perso il lavoro. Ren cerca di orientarsi nella località balneare, orientata ai pensionati, e di sfuggire ai modi amorevoli ma iperprotettivi dei genitori, mentre la sorella tiene la famiglia sulle spine con i suoi scatti di ribellione. Sapendo che dopo le vacanze Ren dipenderà ancora di più dal sostegno dei genitori, la casa delle vacanze sembra sempre più confinante.

In questo film fresco e privo di cliché, la regista e scrittrice Luis De Filippis racconta le vibranti dinamiche familiari ed esplora il desiderio conflittuale di una Millennial di essere indipendente e allo stesso tempo accudita. Mentre il film cattura perfettamente il tenore di una vacanza estiva in cui il sole, l’alcol annacquato, la noia e l’imbarazzo sono standard, c’è un senso di fondo del leggero disagio che affligge Ren come donna trans in una località conservatrice. Senza stereotipi melodrammatici, De Filippis e il suo team ci mostrano un mondo che rappresenta autenticamente l’esperienza trans.

Frontliner invisibili

Frontliner invisibili

Ci sono professioni senza le quali la società non potrebbe funzionare. Chi sono i custodi, le persone che mandano avanti la vita di tutti i giorni, che tengono pulite le case, forniscono cibo e rendono possibile al resto di noi di vivere e lavorare comodamente anche durante una pandemia?

In Svizzera, c’è una sostanziale mancanza di riconoscimento sociale per questi operatori di prima linea. Prima, molti di loro erano in gran parte invisibili. La situazione è cambiata. Oggi la società è consapevole del valore del loro lavoro. Ma cosa è cambiato davvero? E come si sentono questi grandi lavoratori di fronte all’attenzione che improvvisamente ricevono? Perché mantengono il loro lavoro e cosa cambierebbero?
Il film dà voce a coloro che di solito rimangono silenziosi e invisibili: una madre single, una giovane infermiera, una responsabile delle vendite e madre di tre figli, un’assistente all’infanzia politicamente attiva e un immigrato portoghese che lavora come direttore di un ristorante. In modo molto fine e silenzioso, vengono affrontate realtà crude e i grandi temi di questi protagonisti diventano vicini e chiari.

Solothurner Filmtage

It Is Not Over Yet (Mitgefühl)

It Is Not Over Yet (Mitgefühl)

Nella piccola casa di riposo di Dagmarsminde, la fondatrice e infermiera May Bjerre Eiby non è interessata né a diagnosi specifiche di demenza né alla medicina, perché nessuna delle due migliora la qualità della vita degli undici residenti. May e il suo team hanno invece sviluppato un nuovo tipo di trattamento, ispirato ai metodi introdotti da Florence Nightingale 150 anni fa. L’obiettivo è stimolare un cambiamento fondamentale nel modo in cui le persone affette da demenza vengono assistite all’interno del sistema sanitario: meno medicine e più cure.

Il film di mio padre

Il film di mio padre

Il regista Jules Guarneri è cresciuto a Villars tra il fratello e la sorella adottivi, in uno chalet regolarmente infestato dal fantasma della madre. Suo padre, capo e custode dello chalet di famiglia, si filmava ogni giorno e consegnava a Jules la sua eredità cinematografica, incaricandolo di trarne il suo primo film. Inizia così un viaggio complicato, intimo e a tratti piacevole nell’indipendenza di Jules.

LE FILM DE MON PÈRE diventa alla fine un film molto diverso da quello immaginato dal padre. Jules Guarneri getta uno sguardo empatico e riflessivo su questo materiale familiare un po’ nevrotico, e con umorismo compie un parricidio simbolico sul tagliere. Il ritratto di famiglia che ne è scaturito è stato presentato in anteprima mondiale al Vision du Réel, dove ha ricevuto il Premio della Giuria.

Je Suis Noires

Je Suis Noires

In Svizzera, terra di neutralità, si levano voci nuove e sconosciute. Voci di donne che lottano per il riconoscimento del razzismo strutturale, decostruiscono gli stereotipi e confessano la loro doppia identità di svizzere e nere. È in questo contesto che Rachel M’Bon inizia la sua ricerca di identità. Sulla via della liberazione, mette in discussione il suo passato, il suo presente e tiene uno specchio davanti del suo Paese e dei suoi coetanei.

La forza e la determinazione con cui Rachel M’Bon affronta il suo passato sono la forza di questo film, che rappresenta un passo importante verso l’apertura di un discorso che è stato soppresso per troppo tempo. Insieme alla regista Juliana Fanjul, la giornalista svizzero-congolese intervista il suo Paese e ritrae sei protagonisti. Ognuna di loro racconta una storia che riflette il suo personale percorso di liberazione.

Presentiamo il film in combinazione con il cortometraggio ETHEREALITY di Kantarama Gahigiri
Bloccato nello spazio per 30 anni. Come ci si sente a tornare finalmente a casa? Una riflessione sulla migrazione e sul senso di appartenenza.

Kantarama Gahigiri è un regista ruandese-svizzero. Nel 2004 ha vinto il prestigioso premio Fullbright e si è trasferita a New York dove ha completato il suo master in cinema. Il suo primo lungometraggio TAPIS ROUGE è stato proiettato e premiato in tutto il mondo.

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Mediterranean Fever

Mediterranean Fever

Un’improbabile amicizia sul Mediterraneo: Waleed (40) sogna una carriera da scrittore. Vive con la moglie e i figli ad Haifa e soffre di depressione. Il nuovo vicino, un piccolo criminale, porta un po’ di luce nella routine quotidiana e i due uomini diventano amici. Ma Waleed ha progetti ben diversi. Un piano segreto dei due si trasforma in un viaggio pieno di incontri oscuri.

Maha Haj dipinge un ritratto sensibile dell’esistenza palestinese in questo thriller-dramma umoristico. Spinge il personaggio immaginario Waleed agli estremi, riflettendo sullo stato di un’intera società.

Rassegna stampa
Un equilibrio tra commedia e dramma grintoso.
The Hollywood Reporter

Un misto di commedia, thriller e studio dei personaggi. Ad Haifa, un’improbabile amicizia tra due vicini di casa è la base per una nuova esplorazione della mascolinità e della salute mentale.
Screendaily

Una commedia nera piena di sorprese.
Cineuropa

A E I O U – L’alfabeto veloce dell’amore

A E I O U – L’alfabeto veloce dell’amore

Lei pensava che non le sarebbe mai più successo.
Lui non sapeva nemmeno che esistesse una cosa così.
Una donna, un ragazzo e una storia d’amore impossibile.

Anna (Sophie Rois) ha 60 anni, vive da sola a Berlino Ovest e ha lasciato da tempo alle spalle la sua carriera di celebre star della recitazione. Adrian (Milan Herms) ha 17 anni e ha rubato la borsa di Anna per strada. Normalmente, due persone così diverse probabilmente non si incontrerebbero una seconda volta, ma il destino ha altri piani. Anna, che a parte il suo vicino Michel (Udo Kier) non ha praticamente nessun contatto sociale, viene convinta a diventare una voice coach e a dare lezioni a un giovane con un difetto di pronuncia. E la fortuna vuole che il suo nuovo allievo non sia altro che Adrian.

In AEIOU, Nicolette Krebitz disegna una relazione che non solo sorprende con molta tenerezza e un tratto di mano selvaggio e poetico, ma che trasforma entrambi i personaggi in individui integri, capaci di auto-apprendere l’uno dall’altro. Nessuno dei due si sente in colpa, nessuno dei due sente vergogna, ambedue sentono amore e tuttavia sono pienamente se stessi, soli insieme ma non nello sconforto che solitamente è insito in questa frase. Al contrario, è un coraggio selvaggio e imprevedibile che si erge sopra tutto e che guida lo sviluppo del personaggio. Axel Timo Purr, Artechock

Becoming Giulia

Becoming Giulia

Giulia Tonelli, prima ballerina del Teatro dell’Opera di Zurigo, rientra dal congedo di maternità. Passo dopo passo, trova l’equilibrio tra il mondo competitivo ed esigente di una compagnia di balletto d’élite e la sua nuova vita familiare. Il film si addentra nel microcosmo della grande compagnia d’opera dal 2019 al 2021 e getta uno sguardo intimo e coinvolgente sul viaggio di una donna che recupera il suo corpo, e con esso se stessa, per tornare sul palcoscenico.

Indes Galantes

Indes Galantes

Può una nuova generazione di artiste conquistare la Bastiglia oggi? Per la prima volta, 30 ballerine reinventano insieme il capolavoro barocco di Rameau «Les Indes Galantes». Nessuna di esse ha una formazione classica, sono tutte maestre di krump, break, popping e voguing. Si tratta di una prima per il regista Clément Cogitore e il coreografo Bintou Dembélé. Si tratta di una prima assoluta per l’Opera di Parigi, che unisce la danza urbana e il canto lirico in un dialogo vivace e colorato. Dalle prove alla prima, seguiamo l’avventura della danza e le sue sfide.

INDES GALANTES è un film vibrante, che emoziona sotto ogni aspetto: artistico, umano e politico. Il documentario mostra la dimensione collettiva di questo progetto toccante, e allo stesso tempo la camera dà lo spazio ai protagonisti individuali per esprimere i loro sentimenti e per mostrare che hanno messo il loro cuore e la loro anima in questo lavoro. In INDES GALANTES vediamo come superano le barriere tra questi mondi diversi. E impariamo da loro come possiamo ammirarci tutti a vicenda.

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La nuova Eva – Eroine di ogni giorno

La nuova Eva – Eroine di ogni giorno

2021: La Svizzera celebra i 50 anni del diritto di voto alle donne. Com’è la realtà quotidiana delle donne in Svizzera oggi? Un collettivo di registe, produttrice e direttrice della fotografia pluripremiate affronta questa domanda accompagnando sei protagoniste nella loro vita quotidiana.

Valeria Kepner (64) in pensione a Lugano se la cava con la sua misera pensione e si innamora di nuovo. Naima Cuica (44) di Basilea, originaria del Venezuela, lotta per farsi strada da addetta alla mensa a infermiera specializzata. Sophie Swaton (42), professoressa a Losanna, si destreggia tra la sua carriera e la crescita dei suoi tre figli. La cantante lirica Sela Bieri a Zurigo si confronta con i ruoli di genere stereotipati nel suo mondo professionale, mentre il suo compagno gestisce la loro famiglia di 4 persone a casa. Delphine Rozmuski (18), studentessa di Ginevra, traccia la sua identità di genere e Cosima Scheck (9) di Bolligen si confronta con le immagini stereotipate della sua vita quotidiana da bambina, che mette in discussione. Nel vedere le loro lotte e i loro sogni, constatiamo come quelle che resistono attivamente alle attribuzioni di ruolo inciampano negli ostacoli, ma tuttavia si rialzano sempre.

Portate dall’eco dello sciopero delle donne del 2019, sono le eroine di ogni giorno che sfidano le disuguaglianze di genere ancora presenti in Svizzera.

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